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domenica 12 luglio 2009

DIAVOLO DI UN MISTERO



Il Male, Leopardi e lo Scorpione
Astrologia, il Diavolo svela oltre 25000 anni di Storia del Male

Ci sono una serie di donne nella vita di un uomo, ma si ama sempre una sola donna, probabilmente la propria madre, e poi la si cerca, tra alterne fortune, in altre anime ed in altri corpi, sotto cieli e in tempi diversi. Infatti è stata mia madre, abituale lettrice di libri seri di astrologia, la causa diretta ed indiretta del mio interesse nell’argomento in quanto lei stessa era appassionata, insieme alla musica e alla poesia, sin da ragazza. .. e io la amo per questo. In seguito nel corso degli anni il suo ricordo è stato lo stimolo a farmi una collezione di libri di astrologia. Ma non sono certo un credente, non è un atto di fede, solo una buona abitudine rispetto a tante altre che lo sono meno. Sono sicuro che nelle stelle non si devono cercare relazioni con la religione, l’ astronomia e la fisica, ma solo con la matematica e la musica.
Jung diceva che non può essere provata. Ma funziona, e che comunque ha un fascino unico. Quante volte nel corso della storia gli uomini hanno visto, in fasi alterne, qualcosa di diabolico o divino nell’Astrologia. Perché questo? E’ solo un modo di affrontare problema del Bene e del Male. Sul bene c’è poco da dilungarsi, perché ciò che è bene è bene. Il Diavolo invece, come in musica, c’è anche in astrologia, e si cela nascosto nel Segno dello Scorpione, l’VIII casa, il pianeta Marte, Plutone e Saturno, a cui si contrappone il segno del Toro, Venere, la Luna e la II casa. Concetto di una semplicità che ha dell’incredibile, il bene è nella Natura, nella donna e nell’amore, il Male è nella guerra, nelle catastrofi, nell’odio, nella distruzione. . Più semplice di così…
In realtà il Diavolo è anche un’invenzione letteraria. Per Giosuè Carducci: in un articolo del 28 dicembre 1869 su “Il Popolo” espresse il suo concetto del demonio:

“Il mio Satana è una specie di ebreo errante che per panteistica trasformazione passa di fenomeno in fenomeno, di mito in mito, di uomo in uomo. E così segue da molti secoli. Se una forma propria volessi dargli, lo rappresenterei giovin di verde e immortale gioventù, come gli dèi della Grecia, ma severo e mesto a un tempo nella sua raggiante bellezza. Con la spada nell’una mano e nell’altra una fiaccola, egli salirebbe di monte in monte guardando all’alto. Excelsior è il suo motto, come quello dell’ignoto peregrino americano del Longfellow. E nella immaginazione mia, egli non può sostare che sulla cupola di Michelangelo, in vetta al San Pietro. Quando egli sarà colassù, noi suoi fedeli sotterreremo finalmente Geova. Perocché cotesto vecchietto Dio è vivace: altri si è affaticato finora a seppellirlo, ed egli fa mostra di rassegnarsi; ma a un tratto scoverchia la tomba e salta fuori. Ma noi lo sotterreremo profondo, più profondo che i cretesi non facessero con Giove, perocché gli accatesteremo a dosso la -grave mora - del cattolicesimo romano. Questo è l’officio degli italiani”.
Nel suo Inno a Satana, composto nel 1869, Carducci declama: “A te disfrenasi / il verso ardito, / te invoco, Satana, / Re del convito. / Via l’aspersorio, / Prete, e il tuo metro! / No, prete, Satana / non torna indietro! / (...)”. Il diavolo di Carducci, ad ogni modo, simboleggia la trasgressione, il rifiuto della morale corrente, l’anticlericalismo, lo scetticismo e altro ancora.

Per Baudelaire, poeta maledetto, (1821-1867), del demonio, nelle Litanie di Satana, scrive: “Tu, tra gli angeli tutti il più bello e dotato, / Dio tradito dal caso e di lodi privato, / o Satana, pietà del mio lungo patire! / Principe dell’esilio, stretto da ingiusta sorte, / e che ti risollevi, vinto, sempre più forte, / o Satana, pietà del mio lungo patire! / (...)”. Nella Preghiera così declama: “Sia gloria e lode a te, Satana, nel più alto / dei cieli dove un tempo regnasti e nel profondo Inferno / dove in silenzio, vinto, sogni! / Possa la mia anima un giorno riposarti accanto / sotto l’albero della scienza nell’ora che i suoi rami / si intrecciano, tempo novello, più su della tua fronte”(C. Baudelaire, I fiori del male, in Poesie e prose, Milano 1977).

Anche Crowley scrisse un Inno a Lucifero: “Hymn to Lucifer”, (vedi “The Equinox”in francese, che ovviamente deriva dalla lirica di Baudelaire.
Satana e Lucifero sono stati evocati da un’ampia letteratura. De Sade affermò che “Tutto è male, tutto è opera di Satana”. William Blake (1757-1827), nel “Matrimonio del Cielo e dell’Inferno” (1790), esaltò la ribellione dell’uomo contro Dio. In Milton (1608-1674) il fascino del personaggio di Satana nel Paradiso perduto viene apprezzato per le sue qualità <> ed <> e diventa una figura positiva, un oggetto di culto – anche se solo letterarioIl poeta inglese Byron (1788-1824), in Manfredi (1817) e Caino (1821), descrive il fratricida come una sorta di super uomo. La lista è ancora molto lunga. Questi e tanti altri letterati ebbero molto a cuore gli aspetti selvaggi, oscuri e luciferini della vita. Pochi sanno che anche Giacomo Leopardi (1798-1837) fu un cantore di Satana; anticipò pure Baudelaire e, a parere di Papini, egli è “nella letteratura italiana, l’unica testimonianza di una teoria teologica del male assoluto, cioè del diavolo”
Leopardi, nel suo canto ad Arimane, che è il diavolo nella religione dei persiani, dice: “Re delle cose autor del mondo, arcana / malvagità, sommo potere e somma intelligenza, / eterno dator dei mali e reggitor del moto”. Non sfuggono neppure le diverse affinità tra Leopardi e De Sade. La conoscenza, anche non approfondita delle loro opere, pone subito in luce, scrive Mario Andrea Rigoni, alcune indicative analogie e cioè “che la convinzione della nullità dell’uomo nell’universo e, per conseguenza, la denuncia dell’insensato orgoglio antropocentrico, la visione di una natura indifferente e crudele nei confronti delle proprie creature, l’idea della divorante infinità del <> ecc. sono temi assolutamente comuni”
Nello Zibaldone Leopardi scrive, nelle pagine redatte in data 19-22 Aprile 1826: “Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l’esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell’universo è il male; l’ordine e lo stato, le leggi, l’andamento naturale dell’universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male” (Zib., 4174). Il poeta vede la vita come la manifestazione dell’essenza del male.

Giacomo Leopardi nacque a Recanati, una piccola città di provincia dell’entroterra marchigiano il 29 giugno 1798 alle 18, Sole in Cancro congiunto Saturno in VI casa (la salute) Luna e Ascendente in Capricorno, Medio Cielo e Nettuno in Scorpione. Nella sua Logica degli Astri, con il Segno dello Scorpione come punto più alto delle energie planetarie, tutto è male. Ma solo al livello letterario. Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi, Conte Leopardi, aveva un bel Giove e Venere in Toro in V casa, siamo convinti che abbia vissuto una vita agiata del nullafacente nel lusso e nel benessere di una famiglia agiata. La natura tende sempre a riequilibrare, avendogli levato bellezza salute longevità ottimismo ed amore, gli ha sicuramente concesso tante altre cose, tra cui l’intelligenza poetica.
Per Leopardi comunque l’infinito, la stessa divinità sono il nulla: “In somma il principio delle cose, e il Dio stesso, è il nulla” e scrive ancora: “Pare che solamente quello che non esiste, la negazione dell’essere, il niente, possa essere senza limiti, e che l’infinito venga in sostanza a esser lo stesso che il nulla. Pare soprattutto che l’individualità dell’esistenza importi naturalmente una qualsivoglia circoscrizione, di modo che l’infinito non ammetta individualità e questi due termini sieno contraddittorii; quindi non si possa supporre un ente individuo che non abbia limiti”

Diavolo di una donna e PSICOLOGIA DEL PROFONDO
Oggi viviamo ancora una conflittualità estrema tra il desiderio, l’ansia e la paura del rapporto uomo-donna, donna-uomo, e una solitudine insopportabile, sola via di scampo allo stress metropolitano e ai pericoli, che si celano nell’oscurità di una società disumanizzata. L’uomo e la donna vivono la tragedia della perdita della loro umanità isolandosi, sempre di più, in paradigmi di teoremi senza soluzione. La famiglia tende alla polverizzazione e la coppia, intesa come istituzione, si sfalda lungo il percorso.
Sulla donna, tra l’altro, pesa una lunga catena di secoli d’oppressione. Le Sacre Scritture sanciscono la sua inferiorità come persona e affermano in molti testi la mentalità patriarcale e sostanzialmente antifemminista di tutto il mondo orientale. “Nella vita sociale (ma anche in quella familiare la donna israelita è in genere una sottomessa: prima delle nozze è subordinata al padre, dopo il matrimonio chiama il marito suo bà al, cioè padrone...”(). La donna è stata sempre vista come inferiore all’uomo, quasi creatura malefica o, al meglio, di scarto o mal riuscita.
Figura di secondaria importanza, bestia o oggetto più che persona, così era considerata dalla Legge di Israele, a tal punto che l’Esodo sentenziava: “Non desidererai la casa del tuo prossimo, non desidererai la donna del tuo prossimo, il suo schiavo, la sua schiava, il suo bue, il suo asino e tutto ciò che è del tuo prossimo”. La donna è, dunque, trattata da essere inferiore, bestia o, addirittura, cosa. San Tommaso affermò che: “La donna, sottomessa all’uomo come suo capo, non ha il diritto di sottrarsi alla sua autorità”. Per Tertulliano la donna era la “porta dell’inferno” e Clemente d’Alessandria ammoniva: “Ogni donna dovrebbe essere oppressa dalla vergogna al solo pensiero di essere donna”.
Nel medioevo “streghe ed eretici furono il capro espiatorio di una umanità irrequieta e instabile... gli uomini si accanivano contro la realtà dell’incubo per dimenticare l’incubo della realtà. In fondo quella fu un’epoca con forti coloriture misogine. Si coglie, di quei secoli inquieti, un messaggio: “La donna è un pericolo... La donna riscoperta dall’amor cortese è il simbolo dell’instabilità, della vana curiosità, della sensualità, del disordine. La donna, che si ribella alle norme e alle consuetudini, che cessa di essere donna angelicata, a vantaggio di una sessualità troppo libera, fece paura all’uomo, che scaricò sulla figura femminile pulsioni distorte di attrazione e repulsione, amore e odio, attrazione e repulsione-timore e, finalmente, un antifemminismo esacerbato e infarcito di un misticismo malato.
Oggi siamo progrediti ma la società umana si è solo in parte liberata dai vincoli delle idee ereditate dalle ore selvagge, speriamo che l’uomo e la donna non si calunnieranno più a vicenda, non si tormenteranno come nemici, non avveleneranno il loro cuore per il possesso e la gioia di vivere, con la ignoranza dei valori liberi della loro coscienza.

FREUD
“Solo il rapporto con il figlio dà alla madre una soddisfazione illimitata...”. Assolutamente antifemminista Freud riduce la donna ad uno scherzo della natura, sottomessa in tutto e per tutto all’uomo, detentore del potere fallico. Nei Tre saggi sulla teoria della sessualità il medico sottolinea la “natura maschile” della libido. La dottrina pansessualistica e fallocratica di Sigmund Freud ignorava una sessualità femminile.
Ignorava, ancora, il fondatore della psicoanalisi che la donna non è un uomo che è stato evirato, ella è il complemento dell’uomo. Anche sul piano fisico c’è una situazione analoga, perché fisicamente ciascun sesso sembra essere il complemento dell’altro. E’ da osservare, ancora, che “come nel mondo visibile, cioè il mondo esteriore delle umane imperfezioni, così in ognuno di noi il corpo lunare fa la parte della femmina - ricettacolo di tutte le impressioni e di tutte le sensibilità che ci colpiscono, ci tormentano, ci conturbano, e viceversa nella donna. L’istinto sessuale è, principalmente, il desiderio di fusione col polo sessuale opposto (un tentativo di “coniuncto oppositorum” proiettata all’esterno), e solo in parte l’urgenza di ridurre una tensione.
Il rapporto sessuale tra due persone è un linguaggio per comunicare cose, che non si possono dire altrimenti.Il linguaggio dell’amore, metafisico, è l’unico linguaggio che vale la pensa di imparare. Ecco che una carezza, un abbraccio, lo stesso rapporto sessuale, assumono un’importanza straordinaria. E’ stato detto, del resto, che ogni tragedia, in ultima analisi, non è altro che un fallimento della comunicazione. La sessualità, in fondo, è un atto di comunicazione, pieno di significato, in una relazione umana profondamente complessa. In questo contesto la donna non può più essere considerata un aborto di uomo o un oggetto, ella è uguale e complementare all’uomo. Per cui il Segno delllo Scorpione, maestro della sessualità, sarà anche il Diavolo, ma va affrontato.

SIMBOLISMO E REALTA’ DELLO SCORPIONE
“L’autunno e la sua pioggia soffiano sulle terre oscure: grandi e senza scampo le solitudini della morte si allacciano”
A. R. Holst“Ormai tu non sei più, o materia vivente!”(Charles Baudelaire, quattro pianeti in casa 8, settore analogico dello Scorpione)

Il ciclo di esteriorizzazione è finito: dopo il regno della luce viene quello delle tenebre.Tutto il simbolismo dello Scorpione si ritrova in questa immagine: l’attenuazione della materialità. Dopo il suo viaggio nel mondo esterno per perfezionare la sua evoluzione, l’uomo deve affrontare la sua notte interiore. Secondo il mito dei Sumeri, il sole entrava in autunno nel regno degli inferi, le cui porte erano custodite da uomini Scorpioni, la cui testa raggiungeva la base del cielo mentre il torace reggeva gli inferi. Plutone (in greco Hades), ultimo pianeta scoperto, si è aggiunto a Marte come signore dello Scorpione. L’attribuzione di Plutone allo Scorpione sembra coerente: nella mitologia Plutone era infatti il dio degli inferi. Aveva ottenuto questo titolo quando, assieme ai suoi fratelli Giove e Nettuno, si era giocato la spartizione del mondo. Nel suo regno sotterraneo, lo sfortunato giocatore soffriva di solitudine: così prese Persefone, figlia di Demetra, la dea delle messi, per ferne la sua sposa. Mosso dalle lagnanze di Demetra, Giove dispose che Persefone avrebbe passato la metà dell’anno con la madre sulla terra e l’altra metà nella oscura dimora dello sposo. Ritroviamo qui il simbolisimo del ciclo stagionale fra la vita terrestre, rappresentata da Demetra, e la vita sotterranea rappresentata da Plutone, l’alternanza del giorno e della notte, della vita e della morte. Etimologicamente, Hades viene dal greco Haito: il bruciare, il tramutarsi col fuoco. In tutti i miti collegati al segno dello Scorpione predomina l’idea della trasformazione. L’animale raffigurato nel simbolo, quando è prigioniero di un cerchio di fuoco, pianta il proprio aculeo nel suo corpo e si dà la morte. Non si tratta di un suicidio ma di un riflesso che corrisponde a un massimo di eccitazione.
“Io sono il serpente Sata che sta nelle parti più lontane della terra. Io muoio, io mi rinnovo e io ritorno giovane ogni giorno”
(Libro dei morti)


Per comprendere il valore del segno Scorpione bisogna però tenere conto di un aspetto meno palese ma altrettanto importante: quello della rinascita, dell’elevazione spirituale. In questo senso il simbolo dello Scorpione rappresenta la trasformazione, come passaggio da uno stato ad uno superiore. Pe rla religione egiziana, la giornata terrena dell’uomo corrisponde al viaggio del defunto nel mondo dell’oltre tomba. Durante quest’ultimo viaggio egli risponderà degli atti commessi durante la sua vita, davanti al tribunale di Dio, e dovrà affrontare alcune prove iniziatiche al fine d’acquistare il diritto di sedere tra gli eletti. Nel cammino, egli sarà assalito da mostri spaventosi e pronti a divorarlo, impedendogli così l’accesso alla luce. Il sacerdote che gli serve da guida lo esorta con queste parole:”La verità uscirà dal tuo cervello e s’imporrà con la forza. Non temere nulla, non spaventarti, sappi che la personificazione sta nel tuo intelletto perchè esso è la divinità tutelare; da che l’avrai riconosciuta sarai liberato” Se il defunto riesce a dominare la sua istintiva paura, dominerà anche i mostri che raffigurano il suo dubbio interiore. In questo caso sarà degno della reincarnazione. Le parole che seguon gli sono indirizzate:”Tu sei simile a Dio, e sei stato generato in vista della trasformazione. Sorgi, avanza e contempla le cose che sono in te e nella matrice eterna”. Questo frammento del libro dei morti egiziano ci conduce ad un’altra conclusione che concerne la possibilità di evoluzione dello Scorpione: è al prezzo di una presa di coscienza, confrontandosi con se stesso, (i mostri sono l’immagine del confronto fra il conscio e l’inconscio) che lo Scorpione può accedere alla “luce della realtà, alla lucidità”. “Io corro e avanzo a grandi passi nella mia forza spirituale fatta di qualità nascoste, e le mie trasformazioni sono quelle di Horus, il dio dalle due facce” dice il defunto che ha vinto le ombre. Nella mitologia greco-latina, una leggenda che riguarda lo Scorpione sembra particolarmente significativa. Si tratta del mito d’Orione e dello Scorpione di bronzo. Orione era irriducibile cacciatore ed aveva grande fama. Nessun animale gli sfuggiva: giorno e notte egli inseguiva la cacciagione attraverso boschi e pianure. La sua intelligenza non uguagliava però la sua destrezza. Egli era un primitivo dedito a soddisfare i suoi bisogni più elementari. Durante una caccia egli incontrò un giorno la dea Artemide (Dea Venusiana, che regge il segno del Toro) ne fu affascinato: senza rendersi conto della gravità del suo atto, egli si gettò su di lei strappandole il velo. Corrucciati per questo sacrilegio, gli dei fecero uscire dalla montagna uno scorpione dai dardi di bronzo. Spaventato, Orione tentò di fuggire, ma fu raggiunto dall’aculeo del mostruoso animale e morì. La leggenda rappresenta simbolicamente il destino di ci, per imprudenza, suscita la collera dello Scorpione senza essere in grado di affrontarla. Per aver voluto troppo presto strappare il velo della conoscenza, egli soccombe. L’autodistruzione è un “leitmotiv” del tipo Scorpione al suo stadio primitivo. La leggenda ci propone una soluzione consolatoria: Artemide, presa da pietà, trasporta nei cieli Orione e lo Scorpione, ove essi figurano come brillanti stelle.

domenica 5 luglio 2009

Ho il fuoco nelle mani




Federico Garcia Lorca-
La vita e l’arte di un Gemelli, Ascendente Pesci
(nato il 5 Giugno 1898 a mezzanotte, Sole in Gemelli, Luna in Capricorno, Mercurio in Toro, Marte in Ariete, Venere in Cancro, Giove a 0°Bilancia sulla Cuspide dell’VIII casa, Saturno e Urano in Sagittario, Nettuno e Plutone congiunti al Sole in IV casa in Gemelli)

Bisogna sempre guardare con molta più attenzione alle opere di un artista famoso che alla sua biografia od al suo Tema Astrale. Anche per me così è stato, sin dall’inizio del mio interesse in Garcia Lorca come artista. Ma volendo analizzare, approfondire la vita dello scrittore poeta e musicista si può dare un’occhiata ora al suo Quadro Astrale e si possono comprendere molti dei “leif motiv” che emergono nella sua vita direttamente dalle energie planetarie.

ECLETTISMO COME GEMELLI
Un esempio di vita dove l’eclettismo dei Gemelli è combinato l’idealismo dei Pesci.
Una vita, quella di Garcia Lorca, fatta di viaggi, di continue partenze, frenate e ripartenze, svolte continue di cui l’ultima tragica. La scelta di stare dalla parte sbagliata politicamente parlando. Le amicizie importanti, Pablo Neruda, Salvador Dali, Andres Segovia, Mirò e tanti altri. Nelle sue parole:
“A questo mondo io sono e sarò sempre dalla parte dei poveri. Sarò sempre dalla parte di coloro che non hanno nulla e ai quali si nega perfino la tranquillità del nulla. Noi - e mi riferisco agli uomini di estrazione intellettuale ed educati nell'ambiente delle cosiddette classi benestanti - siamo chiamati al sacrificio. Accettiamolo. Nel mondo non lottano più forze umane, ma telluriche. Se mi pongono su una bilancia il risultato di questa lotta, in un piatto il tuo dolore e il tuo sacrificio, e in un altro la giustizia per tutti, pur con l'angoscia di un futuro che si pronostica, ma non si conosce, io su quest'ultimo piatto batto il pugno con tutta la mia forza".

SOLE IN GEMELLI CONGIUNTO NETTUNO E PLUTONE IN IV CASA
Ed ecco Il poeta! La grazia e il genio, il cuore alato e la cascata cristallina dei motti. Federico García Lorca era uno scialacquatore con l’allegria centrifuga, che raccoglieva in seno e irradiava, come il pianeta erratico Mercurio, come sa fare solo i Gemelli, proiettando la felicità, e l’infelicità di vivere, tradotte sempre in versi musicali. Teatrale, istrionico, ingenuo e commediante, cosmico e provinciale, singolare musicista, splendido mimo, timido e superstizioso, raggiante e gentile: era una sorta di riassunto delle età della Spagna, della fioritura popolare; un prodotto mestizo arabico-andaluso che illuminava e profumava, come un gelsomino, tutta la scena di quella Spagna, gitana ahimè!, scomparsa. Inventore di un teatro ambulante, spesso solo triste e sconsolato, e nel silenzio, nella folla e nei trionfi, era un moltiplicatore della bellezzza. Difficile trovare così tanta magia nelle mani di una stessa persona che in realtà, essendo sia Pesci, che Gemelli e Sagittario quindi “mutuabile” e doppio, si scomponeva in una miriade di sottopersonalità, tutte valide e diverse.

L’ARTE COMINCIA CON MERCURIO IN TORO OPPOSTO URANO TRIGONO GIOVE
La sensibilità artistica di Federico ha sicuramente una genesi musicale nell’nfanzia, infatti le prime commozioni estetiche della sua infanzia, vissuta tra la nativa Fuentevaqueros e Granada, sono legate all’universo dei suoni e si può credere che una sorta di incantato stupore nei confronti della musica abbia accompagnato lo scrittore per tutta la vita. “Rimango meravigliato - scrive all’amico Jorge Guillén il 9 settembre 1926 - quando penso che l’emozione dei musicisti (ascoltando Bach) è retta e avvolta da una perfetta matematica”.
Nella vita e nelle opere di questo scrittore-poeta si scopre di volta in volta lo spessore, la grandezza e la naturalezza di un grande artista che esprime la predilizione per i valori fondamentali dell’uomo, della natura e della vita stessa, amante della Natura: animali, insetti, contadini, bambini, alberi, fiumi, sole e luna, egli sa trarre dalle componenti cosmiche vegetali, animali e minerali le immagini più rappresentative e più suggestive dei suoi sentimenti. Le stagioni, il cosmo, la terra, l’acqua, il sole, la luna, il mare corrispondono metaforicamente ai vari momenti della breve vita e degli umori del gitano e giovane Lorca. I Gemelli è anche il segno di Caino ed Abele e Federico finisce sotto i “cani di piombo” dei suoi fratelli “diversi”, i falangisti di Franco, a soli trent’otto anni il 19 agosto, viene fucilato con altri repubblicani subito dopo l’occupazione di Granada , sua città natale da parte dei franchisti. “Io sono uno Spagnolo integrale e mi sarebbe impossibile vivere fuori dai miei limiti geografici; però odio chi è Spagnolo per essere Spagnolo e nient’altro, io sono fratello di tutti e trovo esecrando l’uomo che si sacrifica per una idea nazionalista, astratta, per il solo fatto di amare la propria Patria con la benda sugli occhi. Il Cinese buono lo sento più prossimo dello spagnolo malvagio. Canto la Spagna e la sento fino al midollo, ma prima viene che sono uomo del Mondo e fratello di tutti. Per questo non credo alla frontiera politica.”

SATURNO IN SAGITTARIO AL MEDIO CIELO
Saturno in Sagittario, l'anelo alla libertà bloccato e ridimensionato dal peso della famiglia, della patria, del giudizio degli altri. Garcia Lorca non era un bravo studente, per lo meno, non abbastanza affidabile, ed era regolarmente un “outsider” della cultura. Ma dagli insuccessi accademici passa, con una capriola tipica dei Gemelli, ad uno straordinario successo popolare.

Da “Simbolo”

Cristo
teneva uno specchio
in ogni mano.
Moltiplicava
il proprio spettro.
Proiettava il suo cuore
negli sguardi neri.
Credo!

La raccolta “Poeta in New York” è profetica.

“Aurora”
L’Aurora a New York possiede
quattro colonne di fango
e un uragano di colombi neri
che guazzano nell’acqua imputridita.

“La luce è seppellita da catene e frastuoni
di impudica sfida di scienza senza radici.
Nei quartieri c‘è gente che barcolla d’insonnia
come appena scampata da un nubifragio di sangue.”

Nelle colonne di fango si intravedono le torri di Manhattan fumanti e ridotte ad un cumulo di macerie nel 2001.

L’AMORE COME FANTASIA
Venere in Cancro in IV casa opposto Luna:

“amore: sarà amore oscuro, amore mistico e casto, oppure perverso?"

Con una fase di Luna in Capricorno opposta Venere è probabile che il poeta fosse estremamente timido e forse complessato. Non si può dire però che l’amore sia l’argomento principale per Garcia Lorca, omossessuale o meno che sia stato, non è dato sapere, ma comunque deluso anche dalle donne, anche se la cultura gay gli si è buttata addosso, è stato piuttosto spinto a scrivere dall’anelo alla libertà:

“...e per la forza di una parola, io ricomincio la mia vita. Sono nato per conoscerla, per chiamarla: Libertà!”


IL BAD KARMA SATURNO IN SAGITTARIO OPPOSTO SOLE, I VIAGGI PER PRENDERE DISTANZA DALLA FAMIGLIA DI ORIGINE, DAL MONDO DELL’ADOLESCENZA
Nato in una famiglia di piccoli proprietari terrieri nel paesino di Fuente Vaqueros, García Lorca è per vari aspetti un ragazzo prodigio, sebbene non raggiunga mai l’eccellenza - non per incapacità, ma per le pieghe del suo complesso carattere - in ambito scolastico. Tuttavia, verso la fine del 1929, García Lorca cade vittima di una depressione sempre più profonda, esacerbato frutto dei sensi di colpa per una omosessualità che comunque sempre meno riesce a mascherare con amici e parenti, inizia a viaggiare, ed in particolare il soggiorno a New York, dove Federico frequenta per un breve lasso la Columbia University, assume una importanza fondamentale nella produzione poetica di Lorca, che difatti compone quello che molti giudicano il suo capolavoro, ovverosia Poeta en Nueva York, incentrato sull’alienazione dell’uomo nella società moderna e sui meccanismi che permettono ai pochi di dominare sui molti.
Le sue poesie riflettono la sua incendiata critica nei confronti della disumanizzazione, del mancato rispetto nei confronti della natura e dell’emarginazione dei diseredati, che in Romancero gitano erano appunto rappresentati dai gitani, mentre in queste libro sono soprattutto la comunità nera:

“Io credo che il fatto di essere di Granada mi spinga all’umana comprensione dei perseguitati, del gitano, del negro, dell’ebreo... del moro, che noi tutti ci portiamo dentro!”

L’IDENTITA’ LACERATA; SATURNO OPPOSTO SOLE NETTUNO E PLUTONE DECIMA E QUARTA CASA

« Era la mia voce antica
ignara dei densi succhi amari.
La sento lambire i miei piedi
sotto le fragili felci bagnate.

Ahi, voce antica del mio amore,
ahi, voce della mia verità,
ahi, voce del mio aperto costato,
quando tutte le rose nascevano dalla mia lingua
e il prato non conosceva l’impassibile dentatura del cavallo!. »
(F. G. Lorca, Poemas del lago Edem Mills)

Da mio padre ho ereditato la passione e da mia madre l’intelligenza?, dirà a trent’anni.

I GRANDI TEMI CULTURALI del poeta sono Granada, l’Alhambra, la gloriosa storia della città, ciò che ne scrissero Baudelaire e Hugo, le musiche di Albéniz e di Debussy, il flamenco , la gitana, il colore della notte (Luna In Capricorno) , fece studi letterari e giuridici, ebbe profonde conoscenze musicali, cantava, suonava più strumenti, disegnava e dipingeva. E ancora la sua destrezza al pianoforte, una forte ribellione verso la Chiesa e una profonda angoscia sessuale, sublimata nella ricerca artistica. . le donne e gli uomini, gli uomini e le donne, senza identità di genere. Le sensualità, la miscela profumata della vita: cedro, oleandro amaro, uliveti, aranceti, bianche camelie, erbe d’argento, gigli freschi, giunchi magnolie e gelsomini e poi immancabilmente c‘è «il sangue delle tue vene nella mia bocca/ la tua bocca senza luce per la mia morte». I suoi primi artícoli, fra cui uno sulla vita dei monaci (nella cui apparente abnegazione Federico vede radici nevrotiche) e un altro sulle regole della musica (in cui afferma, in sintesi, che se, in arte, le regole sono pur necessarie per i principianti, in seguito servono soltanto ai mediocri, e che il vero artista agisce per intuizione, non per regole.

"POTESSERO LE MIE MANI SFOGLIARE

Pronunzio il tuo nome
nelle notti scure,
quando sorgono gli astri
per bere dalla luna
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione.
Orologio pazzo che suona
antiche ore morte.
Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della dolce pioggia.
T’amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha mai questo mio cuore?
Se la nebbia svanisce,
quale nuova passione mi attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!"

"INTERNO
Non voglio essere né poeta,
né galante.
Lenzuola bianche perché tu ci svenga!

Tu non conosci il sonno
né il fulgore del giorno.
Come le seppie,
con inchiostro di effluvi acciechi nuda.
Carmen."

Gli scanzonati appunti di viaggio

"PICCOLO VALZER VIENNESE

A Vienna ci sono dieci ragazze,
una spalla dove piange la morte
e un bosco di colombe disseccate.
C’è un frammento del mattino
nel museo della brina.
C’è un alone con mille vetrate.

Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!
Prendi questo valzer con la bocca chiusa.
Questo valzer, questo valzer, questo valzer, di sì, di morte e di cognac che si bagna la coda nel mare.
Io ti amo, io ti amo, io ti amo,
con la poltrona e il libro morto,
nel malinconico corridoio,
nell’oscura soffitta del giglio,
nel nostro letto della luna,
nella danza che sogna la tartaruga.

Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!
Prendi questo valzer dalla spezzata cintura.
A Vienna ci sono quattro specchi, vi giocano la tua bocca e gli echi.
C’è una morte per pianoforte
che tinge d’azzurro i giovanotti.
Ci sono mendichi sui terrazzi.
E fresche ghirlande di pianto.

Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!
Prendi questo valzer che spira fra le mie braccia.
Perché io ti amo, ti amo, amore mio,
nella soffitta dove giocano i bambini,
sognando vecchie luci d’Ungheria
nel mormorio di una sera mite,
vedendo agnelli e gigli di neve
nell’oscuro silenzio delle tue tempie.

Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!
Prendi questo valzer del…

A Vienna ballerò con te
con un costume
che abbia la testa di fiume.
Guarda queste mie rive di giacinti!
Lascerò la mia bocca tra le tue gambe,
la mia anima in foto e fiordalisi,
e nelle onde oscure del tuo passo
io voglio, amore mio, amore mio, lasciare,
violino e sepolcro, i nastri del valzer. "

IL PESSIMISMO COSMICO

"GAELA III - DELL’AMORE DISPERATO
La notte non vuole arrivare
in modo che tu non arrivi,
e io non possa andare.

Ma io andrò,
anche con tempie rose da un sole di scorpioni.
Ma tu verrai con la lingua bruciata dalla pioggia di sale.
Il giorno non vuole arrivare
in modo che tu non arrivi
e io non possa andare.

Ma io andrò
dando in consegna ai rospi il mio morso garofano.
Ma tu verrai per le fosche cloache dell’oscurità.
Né la notte né il giorno vogliono arrivare perché per te io muoia e tu muoia per me."

CASIDA IV - "DELLA DONNA DISTESA

Vederti nuda rievoca la Terra,
la Terra liscia, sgombra di cavalli.
La Terra senza un giunco, forma pura
chiusa al futuro: limite d’argento.
Vederti nuda è capire l’ansia della pioggia che cerca esile vita, la febbre del mare dall’immenso volto che non trova la luce della guancia.
Il sangue, risuonando nelle alcove, giungerà con le spade sfolgoranti, tu però non saprai dove si celano il cuore di rospo o la violetta.
Il tuo ventre una lotta di radici, alba senza contorno le tue labbra. Sotto le rose tiepide del letto i morti gemono aspettando il turno."

"Amore sviscerato, viva morte,
la tua parola scritta invano attendo
e penso, mentre sta appassendo il fiore,
se vivo senza me ti voglio perdere.
Il vento è immortale. Non conosce la pietra inerte l’ombra e non la sfugge. Non ha bisogno l’intimo del cuore del miele freddo sparso dalla luna.
Ma io soffersi. Mi straziai le vene, tigre e colomba, sulla tua cintura in un duello di morsi e di asfodeli.
Riempi ora di parole il mio delirio o fa’ che viva nella mia serena notte d’anima eternamente oscura."

LA BISESSUALITA’ DEI GEMELLI
"IL POETA PARLA AL TELEFONO CON L’AMORE
Ha irrigato la duna del mio petto
nella dolce cabina la tua voce.
E’ stata primavera a sud dei piedi
e fior di felce a nord della mia fronte.
Pino di luce nello spazio stretto
ha cantato senz’alba né sementi
e per la prima volta il mio lamento
corone di speranza ha appeso al tetto.
Dolce e lontana voce che hai versata.
Dolce e lontana voce che ho gradita.
Lontana e dolce voce tua smorzata.
Lontana cerva oscura che è ferita.
Dolce singulto nella nevicata.
Lontana e dolce nel midollo infissa!

Tu mai potrai capire quanto ti amo
perché in me dormi e resti addormentato.
Io ti nascondo in lacrime, braccato
da una voce di penetrante acciaio.
Norma che scuote insieme carne e stella trapassa già il mio petto addolorato e le fosche parole hanno addentato le ali della tua anima severa.
Gruppo di gente salta nei giardini e attende il corpo tuo, la mia agonia su cavalli di luce e verdi crini.
Ma continua a dormire, vita mia, Senti il mio sangue rotto nei violini! Attento, ché c’è ancora chi ci spia!"

I PRESENTIMENTI OSCURI DI MORTE
Garcia Lorca non era politico, ma morì per ragioni politiche. Pochi giorni prima della sua esecuzione da parte dell'appena instaurato regime di destra rilascia un’ultima intervista, al “Sol” di Madrid, in cui c’è una eco delle motivazioni che l’avevano spinto a rifiutare quelle offerte di vita fuori dalla Spagna, che avrebbero potuto salvarlo:

"Io sono uno Spagnolo integrale e mi sarebbe impossibile vivere fuori dai miei limiti geografici; però odio chi è Spagnolo per essere Spagnolo e nient’altro, io sono fratello di tutti e trovo esecrando l’uomo che si sacrifica per una idea nazionalista, astratta, per il solo fatto di amare la propria Patria con la benda sugli occhi. Il Cinese buono lo sento più prossimo dello spagnolo malvagio. Canto la Spagna e la sento fino al midollo, ma prima viene che sono uomo del Mondo e fratello di tutti. Per questo non credo alla frontiera politica."

“Come son pesanti i giorni,
A nessun fuoco posso riscaldarmi,
non mi ride ormai nessun sole,
tutto e’ vuoto,
tutto e’ freddo e senza pieta’,
ed anche le care limpide stelle
mi guardano senza conforto,
da quando ho appreso nel mio cuore,
che anche l’amore puo’ morire.”

“Giaccio da solo nella casa silenziosa,
la lampada e’ spenta,
e stendo pian piano e mie mani
per afferrare le tue,
e lentamente spingo la mia fervente bocca
verso di te e bacio me fino a stancarmi e ferirmi -
e all’improvviso son sveglio,
ed intorno a me la fredda notte tace,
luccica nella finestra una limpida stella -
o tu, dove sono i tuoi capelli biondi,
dov’e’ la tua dolce bocca?
Ora bevo in ogni piacere la sofferenza
e veleno in ogni vino;
mai avrei immaginato che fosse tanto amaro
essere solo
essere solo e senza di te!”

Lorca fu quindi un rivoluzionario mistico visionario e ambivalente che, nonostante l’educazione ricevuta, non credeva nel Dio biblico. Un rivoluzionario con la missione di difendere, con le sue opere, l’amore totale, l’amore in ogni sua forma, libero da puritanismi, proibizioni, castighi, inferni. I reazionari udirono il suo messaggio, lo capirono, lo disprezzarono e lo condannarono. Si sentirono offesi nel profondo. E quando giunse il momento opportuno, fecero pagare al poeta la sua temerarietà con la morte.

«Nelle mani/ ho i buchi/ dei chiodi./ Non vedi come/mi dissanguo?/Non guardare mai indietro» e «pensa che il mondo è piccolo/e il cuore immenso… pensa che il sospiro tenero/e il grido scompaiono/nella corrente del vento».

Il viaggio alla ricerca di se stessi, del senso autentico della vita, sembra non avere fine perché, nel momento in cui il poeta crede di trovarsi vicino al punto d’arrivo, ecco che, inesorabilmente, tutto ricomincia da capo.
L’amore per la strada: è questa la separazione dell’uomo dal Tempo e dalla Natura: le notti nei caffè della Rambla e della “movida” lo portano ad affermare:
“l’unica strada della terra che vorrei non finisse mai”,
quella visione della vita che gli faceva dire “tardi ma in tempo”, il desiderio di recitare le sue poesie, di incontrarsi con le persone, di tenere conferenze, di schierarsi in difesa di un ideale, la certezza che solo il poeta può rendere immortale la persona amata, o un canto profondo di libertà e anche il nome d’un torero, come nel lamento per Ignacio Sanchez Mejias, e così salvarli dall’oblìo.

venerdì 3 luglio 2009

Tanti modi per essere felici




L‘argomento della felicità, intesa come la ricerca della soddisfazione e del benessere fisico psicologico e mentale, sta a cuore praticamente a tutti, anche a quelli che apparentemente non se ne curano, ma poi in fondo all’animo la cercano, anche se in modi astrusi ed incomprensibili. L’astrologia individua, attraverso l’esame della Carta Astrale, le energie personali presenti in un tema Natale, e cerca di mettere in luce questo fenomeno in modo settoriale, fornendo le considerazioni su Segni, e Pianeti e Case che incidono con la loro forza ed il loro peso sulla variabilità degli stati emotivi che procurano felicità.
E’ anche ovvio che se la felicità perenne è quasi sempre una chimera, tutti hanno comunque provato momenti di felicità nella propria vita . I più emotivi sono i Segni d’Acqua, Cancro, Scorpione e Pesci. I pianeti che danno più felicità sono Luna, Giove e Venere, le case interessate la VI e la XIIma visto che per dirla con Chatelet, “si è felici soltanto quando i piaceri e le passioni sono soddisfatti”.

Quindi partendo dalla posizione dei Pianeti Nel Tema Natale la felicità è uguale:
Sole (Leone) : alle soddisfazioni dell’Ego
Luna (Cancro): soddisfazioni emotive attraverso le relazioni
Mercurio (Gemelli e Vergine) ; soddisfazioni del pensiero attraverso il lavorio mentale
Venere (Toro e Bilancia) ; soddisfazioni edonistiche ricerca del piacere
Marte (Ariete e Scorpione) : soddisfazioni nelle opere e nelle azioni
Giove (Sagittario e Pesci): soddisfazioni attraverso ricchezza benessere e salute
Saturno (Acquario e Capricorno); soddisfazioni attraverso il superamento della sofferenza
Urano (Acquario e Vergine) : soddisfazioni nel costruire qualcosa di utile per sé e per gli altri
Nettuno (Pesci) : soddisfazioni dello spirito, misticismo
Plutone ( Scorpione e Pesci) : soddisfazioni estreme o pericolose, sensazioni forti

Tutti noi abbiamo quindi sia un pianeta preponderante, che un modo, ed una predisposizione per cercare o perlomeno tentare di essere felici. E questo il più possibile visto che oggi la felicità è diventata sinonimo di abbondanza.


I caratteri, Lunari, Nettuniani, regolati dai movimenti planetari della Luna, Nodo Nord e Nettuno, quarta casa, affrontano la problematica della felicità, (sancita dalla Costituzione Americana con un “pursuit of happiness” che in Italia non c’è, ma forse perché siamo un paese cattolico) sul piano della sensibilità . Non vi è felicità più grande, che vedere la felicità negli occhi dell'amato, potrebbe essere il loro motto. Oppure “Come è nobile chi, col cuore triste, vuol cantare ugualmente un canto felice, tra cuori felici (K.Gibran)

Va da sé che il carattere Gioviale invece , che sa provare gioia in tutto (o in niente, che è lo stesso ) potrebbe esprimersi al proposito come il poeta Jim Morrison, artista Sagittariano:
“La felicità
è fatta d’un niente
che al momento in cui lo viviamo
ci sembra tutto. J. Morrison”

Il carattere Venusiano (Toro Bilancia), Venere II e VII casa) trova la felicità nel danaro ed i suoi derivati, il lusso ed il potere: e potrebbe affermare in sintonia con Woody Allen

“Se solo Dio mi desse un segno! Per esempio, potrebbe versare una consistente somma di denaro a mio nome in una banca svizzera (Woody Allen, nel film "Without Feathers") oppure:

“Il mio sguardo si stupisce, si inchina, il mio cuore chiude tutti i suoi cancelli, per meditare di nascosto sul miracolo - sei tanto bella! (Federico Garcia Lorca)”

Il marziano Ariete trova felicità nel non aver mai tempo per pensare alla felicità, ma agendo continuamente, oppure conseguendo ragguardevoli risultati personali. E’ il segno dello sportivo, del traguardo, del record, della Nikè, della vittoria agonistica. (Marte, Ascendente)

I Gemelli sono troppo nervosi per essere veramente felici, per loro la felicità è troppo breve e amano spostarsi continuamente da un obbiettivo all’altro. Il loro salvagente è stare con gente felice e condividere. (Mercurio maschile, III casa)

Il carattere solare invece ( Leone, Ariete, Sole e prima casa) trova la felicità nel possedere l’oggetto amato, ’amore, rappresentato dalla carta dei Tarocchi gli Amanti esprime i giorni della creazione, la creatività, il senso di unione degli Amanti, o Innamorato, il Principio divino in azione nella coppia.
Felicità nell’amore e amore felice. Il Sei é il numero dell'armonia e della musica delle sfere, quello del complementare o duplice, somma dei primi tre numeri.. Nell'arcano VI , anche detto L'Innamorato, ci sono generalmente due donne tra cui il protagonista deve scegliere. Egli è ad un bivio: lasciarsi andare o trattenersi? Ma in alto un amorino sta per scoccare la freccia d'amore a sua insaputa: colpirà infallibilmente il cuore, poiché l'arcano ha valenze leonine. dio Segno solare che si affida al cuore, e che può quindi ìnfìammarsi e riscaldare l'ambiente coi suoi raggi, come bruciare di una vampa troppo vivace, che fa perdere il senso dell'obbiettività e delle differenze.

Per il Saturnino (Acquario e Capricorno, Saturno, X e XI casa) la felicità è evitare la sofferenza e allo stesso tempo acquisire potere sugli altri. Felicità,come “Una gradevole sensazione scaturita dalla contemplazione della sofferenza altrui (Ambrose Bierce, "The Devil's Dictionary")
Non c’è maggiore felicità per il Saturnino che vedere aumentare il proprio potere e ridotto quello degli altri, per questo motivo, sono raramente felici.

Per lo Scorpione (Marte e Plutone VIII casa) la felicità è sinonimo di passione, è una catena, ma l'amante è più fortunato dell'amato "perchè posseduto dal dio" (Platone). C'è un dio nelle cose, conviene dunque abbandonarsi all'impulso che verso le cose ci spinge; e le cose verranno, a noi, è inutile resistere: "omnia vincit amor et nos cedamus amori" (Virgilio). Al geloso Scorpione basta il sospetto per essere felice.

Vergine e Mercurio amano il proprio lavoro: “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono (Primo Levi)” (Mercurio femminile , VI e X casa)

Il Nettuniano (Sagittario e Pesci, Giove IX e XII casa ) crede di essere felice, e questo basta. D’altronde la felicità è argomento complesso che abbarca filosofia ed etica, psicologia e sociologia. Chi scrive ha visto le facce più sorridenti le espressioni più felici tra i più poveri del mondo, gli indios del terzo mondo in Latino America, che non posseggono nulla ma vivono a stretto contatto con la natura, mentre i super ricchi occidentali affogano nella tristezza nelle loro reggie superdorate..

Come si può evincere da questa breve discussione, l’argomento felicità è vasto e complesso e investe l’io individuale.

La coscienza moderna tende a creare una bolla solipsistica di consapevolezza – un io-sé imprigionato nella propria coscienza, isolato e fuori da ogni contatto con gli altri “sé” in quanto sono tutte cose più che persone. Alla base dell’esperienza soggettiva dell’io individuale invece c’è, e va riscoperta, un’esperienza immediata dell’Essere che è totalmente diversa dall’esperienza di autocoscienza-
Non è “coscienza di” ma pura coscienza, nella quale il soggetto come tale “scompare. Qui l’aspetto mistico della felicità che consiste nel donarsi. L’individuo è consapevole di sé come un io-da-dissolvere nel donarsi, nell’amore, nell’abbandonarsi, oppure nell’estasi, è uno stato mentale che si incontra finalmente come Libertà e Amore.

domenica 28 giugno 2009

L'OROSCOPO DEL BUDDHA


La mente inganna. La mente mente. E' uno dei concetti fondamentali dell'insegnamento buddhista quando illustra i benefici derivati della meditazione, dal sit-in, del satori e dell'illuminzazione, a seguito di una semplice tecnica, che è quella sana del riuscire a spengere l'interruttore che fa andare il cervello. E dove sarebbe questo interruttore? L'interruttore in astrologia è spiegato con i moti di Mercurio intorno al Sole. Il cervello, come fa Mercurio intorno al Sole, non si discosta mai troppo dall'ego, dall'individualismo. Il suo limite è che tende a porre noi stessi al centro dell'Universo, creando realtà mentali che ci sembrano le uniche vere, le uniche possibili. Ma per capire questo limite mentale prima bisogna fare qualche passo indietro nel tempo. Tutti i leader spirituali del passato (oggi non sembra che ne nascano della stessa importanza o levatura) hanno avuto qualcosa a che vedere con l'astrologia, o per averla praticata o per essere nati in un certo periodo astronomico regolarmente registrato dagli astrologi della loro epoca.
Di Gesù il Nazareno, che forse apparteneva alla tribù degli Esseni, gente che si dice fosse pulita, vegetariana e avesse conoscenze astronomiche, si è scritto molto. I Nazirei infatti erano definiti anche "meditativi", "silenziosi" e "terapeuti". L'evento astronomico fu preso dahli annali astronomici del tempo, intorno al 6-7 A.C. La cosidetta "Stella di Betlemme", probabilmente una luminossissima congiunzione Giove-Saturno annunciava la sua nascita. Bisogna però ricordare che tutto il bagaglio culturale del Cristianesimo come oggi lo conosciamo è basato sul "si dice" di lui, in quanto del "Cristo", Joshua l'Esseno, non c'è l'ombra di un documento, e lui stesso si è affidato alla tradizione orale, e non ha lasciato nulla di scritto. Al Cristo vengono comunque associati da sempre valori astrologici Pesci ( Cristo=Ictus, vuol dire "pesce") Vergine (nato da una donna vergine)e Leone (il Leone dei Giudea). Nonostante siano stati scritti una certa quantità di libri e saggi sull'argomento, "Astrologia dei Re", l ”Oroscopo di Cristo" ad esempio, non c'è nessuna certezza sulla data di nascita. E' andata un pò meglio al Buddha per il quale la maggior parte degli storici assegnano una data precisa, 23 Maggio del 547 A.C., 2500 anni fa, con il Sole allo Zenith. Gli astrologi dell'epoca dissero che sarebbe nato il "buddha", l"illuminato"sotto un cielo perfetto" e che appena nato avrebbe camminato nelle quattro direzioni, Nord, Sud, Est ed Ovest. Il tema Natale del Buddha, brevemente, è una nascita in fase di Luna piena, Sole in Toro, Ascendente Vergine, Luna in Scorpione in terza casa. Mentre per il Cristo, i valori sono "sofferenza amore sacrificio" le parole chiave del Buddha sono Nirvana e l'annullamento della sofferenza. Una curiosità. Al Buddha vengono anche attribuiti i nomi dei segni zodicali che in Cina sono diversi dai nostri, basandosi sui cicli lunari. Ad esempio il "Topo" che rappresenta l'intelligenza fu il primo animale (e quindi il più rapido), ad accorrere all’appello del Buddha (lo Zodiaco cinese è infatti formato in base all’ordine di arrivo di ciascun animale presso il Buddha morente) e i cinesi nutrono da sempre ammirazione per il suo temperamento. Chi nasce nell’anno del topo, secondo lo zodiaco cinese avrà una grande intelligenza e sarà pieno di curiosità.

INTERPRETAZIONE DELLA LUNA IN TERZA CASA IN SCORPIONE
L’energia interiore


Tali informazioni che provengono dall'energia interiore sono utili soprattutto nella scelta di un maestro spirituale. Tutti i maestri spirituali sono preziosi, ma le preferenze individuali consentono di imparare più rapidamente. Spesso gli allievi diventano simili ai loro maestri. L'influsso esercitato dal maestro può dipendere dal pianeta presente in terza casa. Se vi si trova più di un pianeta, saranno molteplici anche le dinamiche da esaminare. L'assenza di pianeti in questa casa significa probabilmente che l'individuo è motivato da considerazioni di tipo diverso.
La Luna è simile al Sole per il notevole influsso che esercita sull'individuo. La Luna rappresenta emozioni delicate quali l'empatia, la compassione e la ricettività. Essa, inoltre, rappresenta la sensibilità emotiva nei confronti dell'ambiente immediato nonché le relazioni con le donne. La Luna esprime alcune delle dinamiche relative alla madre, alle sorelle, alle parenti e alle donne in genere. In ogni caso non è limitata al sesso femminile. L'influsso lunare può far avvicinare uomini che dimostrano una natura compassionevole. La Luna rappresenta ed attira le emozioni delicate.
La Luna potenzia le pratiche di meditazione concernenti la compassione. Se la sua posizione nel tema natale è positiva, la persona è capace di esprimere tanto la sensibilità quanto la compassione. Un individuo che abbia la Luna in aspetto dissonante può esprimere una compassione dotata di grande sensibilità, in quanto questo tipo di tensione favorisce lo sviluppo dell'empatia e dell'apertura di cuore. Spesso la compassione non ha un solido fondamento senza l'esperienza e l'accettazione della sofferenza. L'empatia rende la compassione sincera e autentica.
Per essere veramente spirituale, un praticante ha bisogno tanto di compassione amorevole quanto di saggezza. Esse sono considerate come due gambe che conducono all'illuminazione. Sovente la saggezza proviene dalle esperienze legate alla sofferenza. La sofferenza è una grande fonte di motivazione. La sofferenza crea una sfida, e la saggezza decide come risolvere il problema. Amore e compassione nascono dal riconoscimento dell'uguaglianza tra sé e gli altri. Ciascuno in egual modo desidera la felicità e si augura di non soffrire; la consapevolezza di questo punto è la premessa dell'empatia, della compassione e dell'altruismo.
La Luna in terza casa diede a Siddhartha una certa affinità con istruttori compassionevoli. Inoltre, Siddhartha era inclinato ad occuparsi di tutto ciò che riguardava le affinità emotive. L'umanesimo, il benessere sociale e la psicologia furono scelte per lui perfettamente naturali. L'interesse compassionevole per le emozioni degli altri lo sostenne in maniera positiva nel suo cammino spirituale. Per essere capace di comprendere gli altri, dovette comprendere le sue proprie emozioni.
La terza casa è connessa con la conoscenza, e la posizione della Luna indica che in questo caso si tratta di una conoscenza di tipo interiore. L’energia interiore rivolta all'accettazione, armonia, ascolto, autocoscienza, autostima, benessere, cervello, circostanza, compassione, conflitto, consapevolezza, coscienza, costellazioni familiari, crescita personale, cuore, ego, emozioni, energia, felicità, gioia, guarigione, illuminazione, inconscio, legge di attrazione, mantra, mente, pace, pensiero, pensiero positivo, percezione, psicologia, realtà, rebirthing, respiro, risveglio, salute, spirito, verità. Tute queste trovano posto nell’Ordine ed Armonia interiore.
“Quanto più ti affidi all’energia interiore, tanto più libero potrai essere nella vita”.
L'illuminazione di Buddha è la strada per il Nirvana, lo stato di felicità perenne.

giovedì 25 giugno 2009

DEA MATER


Nella cultura di tutti i tempi le divinità femminili occupano un posto importante. E' vero anche che la cultura imperante di oggi è, ed è stata maschilista, autoritaria e patriarcale, ma questo è vero solo negli ultimi 2500 anni, grazie anche alle religioni giudaismo, ebraismo, cattolicesimo con la sua ginofobia, l'islamismo con i burka in segno di sottomissione, che la hanno resa tale. Non è stato sempre così. L'astrologia invece , che esiste da sempre ha comunque assegnato imparzialmente metà dei valori ai segni maschili e l'altra metà ai segni femminili in una alternanza di perfetto equilibrio. Lo Zodiaco astrologico è costituito da dodici segni zodiacali. Di essi sei sono maschili e sei femminili. I segni di fuoco (Ariete, Leone, Sagittario) e i segni d'aria (Gemelli, Bilancia, Acquario) sono maschili, mentre i segni di terra (Toro, Vergine, Capricorno) e i segni d'acqua (Cancro, Scorpione e Pesci) sono femminili. Gli attributi `maschile' e `femminile' innanzitutto non devono essere intesi in senso specificatamente sessuale. Essi garantiscono la polarità universale dell'esistenza in 'più/maschile' e 'meno/femminile'. Tuttavia non c'è dubbio che questo conduce a manifestazioni di tipo maschile o femminile.
La Grande Madre è una divinità femminile primordiale, presente in quasi tutte le mitologie note, in cui si manifestano la terra, la generatività, il femminile come mediatore tra l'umano e il divino. Per quanto rigarda i valori da assegnare ai pianeti, Sole, Marte,Urano, Plutone, Nettuno, Saturno e Giove sono tutti maschili per quanto riguarda la loro polarità. Ad essi sono contrapposti due pianeti femminili, cioè Venere e la Luna. Mercurio è un caso a parte in quanto è sia maschile che femminile, è ovvio che l'intelligenza femminile, per quanto diversa e più legata alla sensibilità, non ha nulla da invidiare a quella maschile. In altre parole, campi energetici chiaramente femminili come Scorpione, Capricorno e Pesci, vengono governati da dei pianeti maschili, nella fattispecie Marte, Saturno e Giove.
Questa distribuzione di maschile e femminile sui pianeti è sorprendente, per cui è d'obbligo chiedersi se in questo caso l'ellenizzazione, a cui l'astrologia è debitrice dei suoi dèi-pianeti, non abbia falsato qualcosa.
Effettivamente presso gli studiosi dei miti corrispondenti si trovano adeguate indicazioni: Robert von Ranke-Graves scrive che la cultura originaria greca era femminile e era dominata esclusivamente da divinità femminili. Attraverso le invasioni (maschili) provenienti dal nord le divinità femminili furono sempre più `sostituite' da divinità maschili, finché l'Olimpo greco alla fine fu un luogo di divinità per la maggior parte maschili. Nel periodo di transizione dal matriarcato al patriarcato ci fu probabilmente anche un tempo in cui il cielo degli dèi era governato tanto da sei divinità maschili quanto da sei divinità femminili. L'astrologia, che esiste da sempre comunque assegna imparzialmente metà dei valori ai segni maschili e l'altra metà ai segni femminili in una alternanza di perfetto equilibrio. In questo il segno del Cancro (esaltazione di Giove) porta divinità positive fertili e materne, la donna giovane,Venere, Flora, Minerva, mentre il suo opposto, il Capricorno (domicilio di Saturno ed esaltazione di Marte), divinità femminili negative, distruttive, mortali, la donna vecchia, la strega, come Medea, Kali, Lilith e tutte le dee lunari di solito rappresentate con due facce. E' innaturale pensare ad un Dio solamente maschile, sopprimendo l'archetipo divino femminile, perchè l'uomo consapevole sa con certezza che sin dall'origine della vita non può fare a meno della donna, dell'archetipo materno, e ad esso ritorna, così come dalla nascita un uomo non può fare a meno della madre.
Ci sono ancora innumerevoli altri ricercatori, per lo più donne, che parlano di un passato dell'umanità in cui esisteva un equilibrio tra divinità femminili e maschili.
Liz Greene, una delle più conosciute psico-astrologhe europee, dice che alle divinità dei pianeti si deve ridare l'energia che esse hanno dal loro segno. Questo vuol dire che Plutone, Saturno e Nettuno sarebbero tre forze planetarie femminili.
La sua richiesta non si è imposta e comunemente l'astrologia parla di Saturno, Nettuno e Plutone esclusivamente in forma maschile.

La Grande Madre è una divinità femminile primordiale, presente in quasi tutte le mitologie note, in cui si manifestano la terra, la generatività, il femminile come mediatore tra l'umano e il divino.
I primi missionari cristiani scoprirono in Gallia un gruppo di Celti intenti a venerare una figura femminile nell'atto di dare alla luce un bambino e spiegarono agli indigeni che, senza saperlo, stavano adorando un'immagine della Madonna e loro erano già cristiani.
Sul luogo sacro venne costruita una chiesa, e l'idolo pagano, trasferito al suo interno, si trasformava automaticamente in una rappresentazione cristiana; per giustificare la presenza di figurazioni mariane che, a volte, precedevano la stessa nascita di Maria, i teologi coniarono un termine "Prefigurazione della Vergine".
I luoghi di culto della Grande Madre nel nostro continente sono molteplici; le rappresentazioni della Dea si trovano quasi tutti in superficie ma, gran parte di esse, erano poste originariamente nel sottosuolo, dove la presenza delle correnti terrestri si fa maggiormente sentire.
Proprio dalla Grande Madre derivano probabilmente le celebri "Vergini Nere", le Madonne dal volto scuro venerate in tanti santuari.
Con un'operazione nota come "sincretismo", la stessa per cui agli dèi del voodoo di Haiti sono stati associate le immagine dei Santi cattolici importate dai missionari, la Grande Madre pagana avrebbe assunto il volto di Maria, colorato però in nero, come quello delle sue prime raffigurazioni.
Le immagini delle Vergini Nere contraddistinguerebbero dunque i luoghi particolarmente legati alla Grande Madre, gli stessi su cui, da sempre, gli uomini costruiscono i loro edifici sacri.
Vergini nere sono disseminate nelle chiese di tutta Europa; in Italia se ne trovano a Cagliari, Crea del Monferrato, Crotone, Loreto, Lucca, Oropa, Pescasseroli, Rivoli, Roma, San Severo, Tindari, Venezia; in Francia addirittura novantasei. Le più famose sono quelle della cattedrale gotica di Chartres, chiamate Notre-Dame-sous-Terre e Notre-Dame-du-Pilier.
Si dice che alcuni individui particolarmente sensibili, avvicinandosi alle cappelle in cui sono collocate, provino una sensazione di mancamento: sono le correnti terrestri che, in quei punti, raggiungono il massimo della loro potenza, e che percorrono la colonna vertebrale del visitatore, non di rado provocando in lui un'improvvisa "illuminazione" mistica.
Inoltre, nel culto della Madonna rivive in modo concreto il culto pagano di Iside, che fu per due secoli la "Santa Madre" del mondo antico. Iside "che tutto vede e tutto può, stella del mare, diadema della vita, donatrice di legge e redentrice" era la donna divinizzata (culto ripetuto anche in altre mitologie). La si rappresentava come una giovane donna, inghirlandata dal loto azzurro della luna crescente, col figlioletto Horus tra le braccia. Non poche statue di Iside furono trasformate più tardi in immagini della Madonna. Anche i Druidi (sacerdoti pagani) onoravano la statua in legno di una donna, rappresentante la fecondità.
La Dea è spesso indicata come la "divinita’ dai mille nomi" , infatti Cerere , Epona , Amaterasu , Ishtar , Artemide , Diana , Demetra sono solo alcuni dei tanti nomi con i quali Dea Myrionyme (la dea dai mille nome appunto) e’ conosciuta.
Secondo alcuni studiosi del Mito della Dea Mater, vi fu un tempo in cui la religiosità delle genti fu rivolta sopratutto all'aspetto femminile della divinità.
Quel lontanissimo periodo fu denominato "Età della Madre" o "Era dell'Argento".
E sicuramente, anche se esistono ben poche fonti che ne parlano, si può ritenere che il processo di iniziazione della donna, la sua integrazione nella Dea Madre, sia avvenuta e forse, pur con molte più difficoltà dei tempi antichi, potrebbe ancora avvenire.
L'oggetto della religiosità Pagana e della Dea Mater è comunque la Natura, nei suoi riti che esaltano la sua bellezza, la sua fecondità la sua dolcezza, "Dea"la cui caratteristica è il comprendere in se il maschile e il femminile, la creazione e la distruzione come nel caso della Dea Kalì.



Alcune di queste Dee sono di straordinaria bellezza. Nella tradizione degli Indiani d’America sono presenti numerose figure femminili dotate di poteri soprannaturali, e spiriti veri e propri, sempre di natura femminile, la cui presenza sembra cancellare i confini tra gli esseri umani ed il mondo spirituale.
Allanque
La personificazione di Star nella tribù Leni Lenape (Delaware). Essa si riferisce ad ogni stella, ma, più precisamente, alla Stella Polare. Star vede il mondo di notte e offre la sua luce soffusa a coloro che si trovano nell’oscurità.

Anog Ite
(Ite, Viso o Donna dal Doppio Volto) E’ la moglie di Tate (Vento) e figlia di Skan (Cielo): il suo nome riflette i suoi due volti, uno bello e l’altro brutto, come punizione per aver tentato di sedurre Wi (Sole).

Donna Cesto
La Madre Pawnee della luna e di tutte le stelle.

Estanatlehi
(Estsanatlehi) La dea Navajo del cielo, moglie del sole, sorella gemella di Yolkai Estsan, moglie della luna. E’ la dea più rispettata tra gli Indiani Navaho, lei è vista come la Dea del cambiamento, e si narra che sia in grado di invecchiare, per tornare poi ad essere giovane. E’ in grado di passare attraverso una serie infinita di vite senza mai morire. Estanatlehi creò la prima coppia di primitivi dal mais. Detta anche “Donna che cambia” è simbolo di trasformazione ed eternità.

Donna Fiore
Donna Fiore è meglio conosciuta come la donna Yaqui del sud ovest in grado di comprendere l’Albero Parlante che rivela la natura del mondo e la vita stessa.

Geezhigo-Quae
La Madre Cielo degli Ojibwa, una Manitou (Grande Spirito) che risiedeva in cielo e guardava il genere umano da lì. Lei fu la creatrice dell’umanità e della terra stessa: dopo essere scesa nel brodo primordiale per trovare la terra sotto le onde, la modellò dandole forma di valli, colline e montagne.

Gendenwitha
La stella del mattino (significa infatti “colei che porta il giorno”). La storia narra di un tempo in cui il grande cacciatore Sosondowah era sulle tracce di un alce soprannaturale. La caccia lo portò fino al cielo dove la dea Alba lo prese in trappola facendone il suo custode, ma lui non rimase fedele ai suoi doveri. Tornato sulla terra vide Gendenwitha (una mortale) ed iniziò a corteggiarla e, mentre Alba era impegnata a colorare il cielo, il cacciatore cantava alla sua amata: in primavera come uccello azzurro, in estate come merlo e, in autunno, come falco. E fu proprio come falco che tentò di portare Gendenwitha in cielo con lui, ma la gelosa Alba trasformò la donna in stella e la mise sopra la sua porta, dove oggi risplende come stella del mattino.

Owl Woman
La Donna Civetta degli Indiani delle pianure è colei che sostiene il ponte sul quale passano le anime dirette all’aldilà. Divide gli spiriti e le anime destinate alle tenebre da quelle destinate alla luce.

Pinga
"Colei che sta in alto". La dea Inuit del gioco e della caccia; accompagna le anime di coloro che sono defunti in cielo e le consegna nelle mani di Pana: controlla inoltre le azioni degli uomini.

martedì 23 giugno 2009

IL RE E' NUDO!


IL RE E' NUDO!
L'orgoglio si contrappone all'umiltà. L’orgoglio viene prima della rovina, ma è anche vero che deriva da ogni grande o presunto successo dell'uomo sugli altri, sulla natura, su se stesso. È una virtù oltre che un peccato, e questo crea dei problemi diagnostici ogni giorno nella pratica astrologica. C’è un confine sottile fra il giusto orgoglio e la superbia, così come i suoi orribili e malevoli figliastri: la presunzione, la vanità la boria e l’arroganza. E il suo aspetto esteriore può dimostrarsi illusorio: a volte lo si indossa come maschera (in Astrologia corrisponde all'Ascendente). Ma non basta questo elemento per dare il quadro completo nella pratica astrologica. Un altro stereotipo da evitare è l’orgoglio maschile della conquista e l’orgoglio femminile di resistere e di essere cercate.
In molti uomini prevale l’orgoglio di essere cercati come in molte donne quello della conquista.

Nel mondo moderno si può essere orgogliosi di qualunque cosa, è vero anche questo, ma la superbia?

Per Aristotele la questione è di armonia tra orgoglio ed umiltà che produce la magnaminità. Aristotele tratta della magnanimità nel IV libro dell'"Etica Nicomachea", ed evidenzia, con la sua consueta finezza psicologica, come magnanimo sia colui che sa perseguire veramente grandi cose e, quindi, per questo si autostima; al contrario:

"Chi si stima diversamente dal suo reale valore è sciocco, e nessuno di coloro che vivono secondo virtù è sciocco o scervellato".

Il magnanimo, sempre secondo Aristotele, si comporta in modo adeguato alla sua natura in base all'onore, che è il più "grande dei beni esteriori".
Magnanimo è chi si stima degno di grandi cose, ma è anche chi, padroneggiando se stesso, si rende più disponibile e generoso nei confronti degli altri."

Dove sta l'orgoglio in Astrologia?

Come Pianeti, prendiamo Sole e Marte. Le Case, sono la prima e quinta, i Segni, Leone ed Ariete. All'inizio per individuare eventuali problematiche legate ad un'orgoglio eccessivo o malato che sfocia in arrogenza boria e presunzione, basta analizzare l'insieme del Tema Natale per marcare la prevalenza di questo o quell'aspetto, seguendo il semplice schemino, tenendo però presente che il Sole dà il senso alla ricerca di soddisfazioni dettate dall'orgoglio, Marte il modo prevalentemente usato, ed il Segno, l'ambiente verso il quale tende oppure dove si svolge l'azione dell'orgoglio:

Ariete e prima casa: orgoglio del sè visto come eroe od eroina di svariate imprese, orgoglio nel mostrare i muscoli, la forza o la bellezza fisica

Toro e seconda casa: orgoglio del possedere case, proprietà, denaro e beni immobili o comunque ricchezza

Gemelli e terza casa: orgoglio intellettuale nel vincere la sfida di gruppo o con i fratelli, orgoglio del primo della classe

Cancro e quarta casa: orgoglio che passa attraverso i figli, la creatività od il generare qualcosa di nuovo orginale ed unico

Leone e quinta casa : orgoglio nel sopravanzare sconfiggere o sottomettere gli altri, autocompiacimento solare, il guardarsi continuamente allo specchio, la superbia

Vergine e sesta casa: orgoglio nel servire, criticare, ingannare o decifrare gli altri a seconda dei casi

Bilancia e settima casa: orgoglio attraverso la vita di relazione il partner, il matrimonio o l'acquisizione

Scorpione e ottava casa: orgoglio nel combattere ed eliminare il nemico

Sagittario e nona casa: orgoglio nell'erudizione o nella conoscenza filosofica o dell'aver viaggiato e di essere liberi (altra utopia moderna)

Capricorno e decima casa: orgoglio nel dettar legge e dominare gli altri, l”Eminenza Grigia”

Acquario ed undicesima casa: orgoglio nell'appartenenza di gruppo e nel numero o qualità delle amicizie e conoscenze

Pesci e dodicesima casa: orgoglio della caduta o di essersi rialzati, salvati, orgoglio attraverso le prove superate, comprese quelle del dolore

L'orgoglio sano è quello che fa fare lo sforzo in più per cercare di essere migliori, di finire un lavoro in tempo, di non deludere gli altri e di rispettare noi stessi. L'educazione è fondamentale. Un bimbo che non è mai stato ripreso abbastanza per i capricci o per l'indolenza sarà facilmente un potenziale killer della prima persona al di fuori del nucleo familiare che cercherà di punirlo per le sue mancanze. Quello che è stato ripreso male o troppo crea meccanismi di compensazione, costruisce l'orgoglio mostruoso e malato, quello che fa sentire gli uomini insicuri se non primeggiano, che non lascia spazio per accontentarsi dei risultati, che non fa accettare i propri limiti umani e che non ci permette di accettare la benchè minima critica, reagendo con superbia. Osservando i vari comportamenti di durezza o prepotenza nei confronti degli altri si nota subito che ognuno di noi ha il proprio destino delineato in questo senso già dalla nascita e a partire dalla posizione del Sole, di Marte e dell'Ascendente.

domenica 21 giugno 2009

La fanciullezza del Sagittario





di Bruno Huber
Il bambino del Sagittario è uno dei più difficili tra i 12 tipi zodiacali, in quanto si può considerarlo portatore di una difficile e complessa eredità.
Quasi sempre infatti nelle 3 o 4 generazioni precedenti, figurano persone particolari, outsiders. Si tratta sovente di incompresi, che hanno faticato ad integrarsi, quali artisti, ricercatori solitari, bizzarri inventori, mistici e occultisti, ma anche vagabondi, viaggiatori senza soste.
Nei caratteri ereditari del bambino Sagittario si riscontrano delle contraddizioni molto evidenti. Il desiderio di libertà viene a cozzare con l'altrettanto accentuato bisogno di amore, dolcezza e fedeltà. Lo stimolo alla schiettezza e alla lealtà appare inconciliabile con lo sviluppo autonomo della sua individualità; la curiosità mentale e pratica fatica ad accordarsi con la ricerca di una vita affettiva o sociale.
Il bambino del Sagittario è allo stesso tempo dolce e sensibile, duro e caparbio nella sua esigenza di giustizia per se stesso e per gli altri. Inoltre il bambino del Sagittario ha sete di dolcezza e di dedizione. Non sempre riesce ad ottenerla. Spesso deve sperimentare fin da piccolo che le necessità materiali, i problemi dell'esistenza hanno nella vita in comune più importanza dell'amore.
Gli adulti devono adempiere ai loro doveri, alla' molteplicità dei loro compiti e al bambino sembra che non ci sia spazio per la sua richiesta. Gli sembra di dover subire una lezione ingiusta.
L'accentuato individualismo e l'impulso a una libertà autogestita si rivelano ben presto nel giovane Sagittario. Fin da piccolo vuole la sua indipendenza, tende a sentirsi oppresso dalle osservazioni più comuni che i genitori fanno ai figli onde farli star tranquilli. In particolare si offende quando gli si dice chee si tratta di argomenti che per il momento non può comprendere.
Se la nascente autocoscienza del Sagittario bambino viene sovente costretta fin dall'infanzia, ne può derivare un danno alla sua natura più profonda. Se il Sole è alto nel suo oroscopo il bambino tenderà a esser aiutato dai genitori e dall'ambiente. Ove invece il Sole si trovi nella parte inferiore dell'oroscopo, il mondo circostante eserciterà un'influenza limitatrice sul suo sviluppo, lasciando le premesse per un senso di inferiorità che si annida nell'inconscio. Il Sagittario bambino correbbe comportarsii come un adulto, avere ed esprimere i suoi punti di vista. Ove lo si mortifichi può trasformarsi in opportunista.
Il Sagittario bambino deve inoltre esser lasciato libero nei movimenti, deve poter scoprire il mondo circostante e soddisfare le sue curiosità, fare le sue esperienze.
Dai genitori egli ha bisogno di ricevere attenzionee e dedizione nello stesso tempo: ciò va inteso nel senso che non bisogna esagerare nel coccolarlo, quanto essere presenti, prenderlo sul serio in tutte le sue esigenze. Si può lasciarlo solo, in quanto è un bambino tendenzialmente autosufficiente capace di inventarsi giochi fatti di rincorse o di star seduto' a scomporre un balocco finché non riesce a padroneggiarne il meccanismo. Ma quando ricriiede compagnia bisognerebbe accontentarlo.
Il Sagittario tende a pensare con la sua testa, ad essere creativo. L'esecuzione lo annoia come l'ubbidienza, la passività e il conformismo. La tendenza si rivela già nel bimbo e non dovrebbe venir troppo repressa. Il suo insaziabile istinto al poco come le sue molte domande giovano al suo sviluppo.


Metodi educativi

Il Sagittario dovrebbe essere educato col metodo dell'autoscoperta. In questo caso egli sviluppa la capacità di fare le cose finché pon le impara per suo conto. Si dovrebbe lasciargli lo spazio necessario, cercare di capirlo anche se si comporta in modo diverso dall'ideale che i genitori avrebbero di un figlio.
Il Sagittario bambino chiede il «perché» di quanto gli accade intorno. Non si dovrebbe perciò costringerlo a eseguire dei compiti senza spiegargli il senso. Bisognerebbe interessare la sua curiosità che è pronta e sveglia, o il suo istinto all'armonia affettiva, senza forzarlo sulla base delle abitudini e dei tradizionalismi.
Il bambino male reagisce oi meccanismi imposti, vuole capire ciò che sta facendo. Egli attraversa spesso una accentuata fase di codciutaggine, durante la quale continua a ribellarsi e don accetta di piegarsi alle norme. Durante questa fase egli deve imparare a seguire la sua strada, anche se per il momento essa può non avere sbocchi e portarlo a un vicolo cieco da cui non saprà uscire. Essendo refrattario a ogni costrizione, vi si piega soltanto davanti alla minaccia.
Se la sua volontà viene spezzata il carattere ne soffrirà in seguito sostanzialmente. Possono derivarne sentimenti di vendetta contro l'autorità e il potere che
nella società la rappresenta trasformandolo in un ribelle. Già da bambino, ma specialmente più tardi, il Sagittario represso tende a diventare caparbio e intrigante, il che gli rende difficile - se non impossibile - il rapporto con gli altri.
Un altro tratto che ricorre spesso, almeno a fasi alterne, nel giovane Sagittario è la tendenza ad essere iracondo. Si tratta di un'ira diversa da quella dell'Ariete, che si manifesta con scoppi vulcanici contro ogni evenienza che lo irrita. Il Sagittario si ribella contro la violenza, contro l'imposizione, contro chi limita le sue possibilità di movimento. Lo scatto d'ira è breve, si spegne con la stessa rapidità con cui è venuto a formarsi. Il giovane Sagittario non è permaloso, cerca di fare la pace prontamente.
Se gli scoppi d'ira ricorrono frequentemente, l'educatore dovrebbe considerarli come un segnale d'allarme. Sarebbe errato reagire duramente, non si otterrebbe obbedienza, ma l'opposto. Si dovrebbe perciò badare a non ricorrere alle sanzioni disciplinari, bensì convincerlo con le spiegazioni, con il colloquio e responsabilizzandolo. Si dovrebbe anche dargli degli incarichi onde risvegliare il suo interesse, che si dimostrerà particolarmente acuto e attento.
Si dovrebbe ripetutamente offrirgli l'occasione di esprimere quello che lo angustia e quello che pensa.
Il dialogo è importante per un armonico sviluppo del giovane Sagittario. L'educatore dovrebbe esser leale, in quanto il bambino tende a scoprire l'imbroglio e ove si senta ingannato da un adulto perde ogni stima per lo stesso. Se qualcuno volesse difendere la propria menzogna perderebbe ogni autorità mentre, se ammette la sua slealtà o le sue debolezze, il bambino perdona e conserva il suo rispetto. Se l'educatore gli offre soluzioni false, il Sagittario fin da bambino tende a farne la sua norma, a diventare maestro nel nascondere le sue debolezze e nel propinare le bugie più utilitarie.
Presto lo scolaro supererà il maestro, mettendo in piedi una raffinata autodifesa, un'abile commedia che può reggere a lungo. Bisognerebbe tener conto inoltre che il Sagittario bambino solo di rado accetta facilmente le opinioni dei genitori e degli altri adulti, che tende a sottoporli a un esame personale, che si fida in fondo solo del
suo giudizio. In questo senso il ragazzo è molto esigente in quanto verifica e pretende.
Il giovane Sagittario è fiducioso ed ottimista. Nella vita quotidiana, nel contrasto col mondo circostante, con la famiglia, con l'autorità, egli verifica fino a che punto fiducia e ottimismo siano giustificati o no. Oltre alla tendenza astratta egli ha infatti un preciso senso empirico che lo porta a controllare le sue idee sulla realtà. È perciò importante che egli abbia con la natura un contatto diretto, che gli insegna a
distinguere l'artificio da cui aborre. L'osservazione della natura lo aiuta inoltre a sviluppare l'intelligenza. Bisognerebbe non proibirgli, anche da piccolo, di
mettere le cose in bocca o di apprendere attraverso i cinque sensi. Più degli altri egli ha bisogno del contatto fisico atto diretto con gli oggetti per distinguersi da essi.
Nei suoi giudizi e nei suoi punti di vista il Sagittario adulto fa riferimento alla percezione sensoriale della sua infanzia che, ove sia stata repressagli causerà danni psichici, intimi conflitti; può persino procurargli la sensazione di non aver «vissuto» la sua giovinezza. Permettere al bambino di esercitare appieno la percezione dei sensi è forse il compito più importante nell'educazione di un Sagittario.
Per aiutarlo, si può per esempio, farsi descrivere tutto ciò che vede, odora o tocca. Gli si possono far notare cose che lui non ha visto.
Non si dovrebbe educare il bambino del Sagittario a conformarsi in quanto ciò lo porta sovente a uno sviluppo errato del suo carattere. I sistemi coercitivi lo trasformeranno in un individuo petulante e prepotente. Bisognerebbe insegnarli a nuotare controcorrente, secondo l'antico detto cinese: per cui chi voglia arrivare alla sorgente deve risalire il fiume non discendere. Solo lottando contro il conformismo e l'apparenza il Sagittario può avvicinarsi alla verità che cerca. Se la trova, trova anche la responsabilità; sulla cui base agirà rettamente e si atterrà al dovere che deve compiere. Ove lo si costringa, il dovere gli apparirà artificiale e falso. La responsabilità scelta in autonomia sarà assunta volentieri dal. Sagittario e lo renderà capace di prender posizione nei problemi personali, come in quelli pubblici.

Bruno Huber (November 29, 1930 - November 3, 1999) was a Swiss astrologer who, with his wife, Louise Huber, founded the Huber School of Astrology in 1962. A later branch of the school opened in the UK in 1983. He previously worked as an assistant to Roberto Assagioli doing psychosynthesis and was a follower of Assagioli's friend and colleague Alice Bailey.

http://en.wikipedia.org/wiki/Bruno_Huber